Materiale fornito dalla scuola.
Tim Marshall torna sulla geografia contemporanea, per ragionare su uno dei punti più frequentemente all’ordine del giorno: i muri.
L’Espresso
Non siamo mai stati così divisi. Ecco perché. Siamo tornati a costruire muri. Sono infatti oltre 6000 i chilometri di barriere innalzati nel mondo negli ultimi dieci anni. Le nazioni europee avranno ben presto più sbarramenti ai loro confini di quanti non ce ne fossero durante la guerra fredda. Il mondo a cui eravamo abituati sta per diventare solo un vecchio ricordo: dalle recinzioni elettrificate costruite tra Botswana e Zimbabwe a quelle nate dopo gli scontri del 2015 tra Arabia Saudita e Yemen, dalla barriera in Cisgiordania fino al mai abbandonato progetto del presidente Donald Trump al confine tra Stati Uniti e Messico. Non appena una nazione si appresta a far nascere un nuovo muro, subito i paesi confinanti decidono di imitarla: quello tra Grecia e Macedonia ne ha generato uno tra Macedonia e Serbia, e poi subito un altro si è alzato tra Serbia e Ungheria. Innumerevoli sono le ragioni alla base di queste decisioni spesso dettate da paura, disuguaglianze economiche, scontri religiosi. Appassionante reportage e accorata denuncia, questo libro diventa quindi una preziosa ed essenziale bussola per comprendere le ragioni storiche di quello che sta accadendo oggi con la rinascita di forti sentimenti sovranisti e nazionalisti, nella speranza che questa drammatica tendenza si inverta al più presto.
Oltre la caduta del muro di Berlino: i muri che dividono il mondo
Migliaia di chilometri di cemento e filo spinato ancora oggi, nell’era della globalizzazione e del digitale, separano Stati e interi popoli. Eretti per difendere confini, annettere territori, combattere l’immigrazione e il terrorismo, fanno una sola cosa: dividono il mondo. Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino: una data entrata nella storia che segnò nel modo più spettacolare la fine del dopoguerra, dando il via alla riunificazione della Germania. Considerato l’emblema stesso della cortina di ferro, ossia la linea di confine che durante la Guerra Fredda divideva non solo Berlino e la Germania, ma l’intera Europa tra la zona di influenza sovietica e quella di influenza statunitense, il “Muro della vergogna” è universalmente riconosciuto simbolo indelebile della storia mondiale. Voluto dal regime comunista della Germania dell’Est per arginare l’imponente flusso migratorio che dal 1949 aveva portato oltre 2 milioni di tedeschi dell’est a trasferirsi nella zona occidentale, il muro venne costruito la mattina del 13 agosto 1961. La frontiera di 155 km che divideva in due la città era fortificata da due barriere parallele di cemento armato separate dalla cosiddetta “striscia della morte”: larga alcune decine di metri e circondata da filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, nel corso degli anni è stata più volte disseminata di mine antiuomo. Degli oltre 100.000 cittadini residenti a Berlino Est che durante i 28 anni di divisione della città hanno cercato di fuggire, almeno 136 sono morti nel tentativo di superarla. Quel che resta oggi del Muro di Berlino - i tratti di cemento armato ricoperti di murales, la Porta di Brandeburgo, il Check Point Charlie e i numerosi luoghi della memoria - è diventato un simbolo indelebile di quegli anni drammatici, richiamando ogni anno migliaia di turisti.
La costruzione di muri e muraglie a scopo difensivo risale alla notte dei tempi, quando per proteggere il proprio popolo e territorio da possibili invasori gli imperatori facevano innalzare grandi barriere di pietra che arginassero gli eserciti nemici. Per magnificenza, grandezza e età la muraglia difensiva per antonomasia è la Grande Muraglia Cinese, una gigantesca costruzione in muratura realizzata nel III secolo a.C. sotto il regno di Chin Shih-Huang-Ti con l’obiettivo di proteggere i confini settentrionali del regno dalle tribù mongole e collegare tra loro una serie di fortezze.Il muro più lungo del mondo corre dal golfo di Liao-Tung fino al Tibet, delineando il confine settentrionale della Cina con un’altezza variabile dai 4,5 ai 12 metri, mentre la larghezza raggiunge i 9,5 metri. Ma quanto è lungo? Anni fa si riteneva fosse circa di 6.350 chilometri, ma misurazioni più accurate ottenute nel 2009 utilizzando tecnologie più avanzate (gps, raggi infrarossi) spostarono la cifra a 8.851,8 chilometri, qualcosa come 2500 chilometri in più rispetto a quelli stimati in precedenza. Ma non è finita: le misurazioni del 2012 stimano che questo immenso serpentone di pietra sia lungo addirittura 21.196,18 km, più o meno la distanza tra l’Italia e la Nuova Zelanda.
Tra i muri che hanno segnato la storia antica ricordiamo il Vallo di Adriano, una fortificazione in pietra costruita nella prima metà del II secolo d.C. per volere dell’imperatore Adriano con l’obiettivo di difendere il confine settentrionale dell’Impero Romano in Britannia. Lunga 173 chilometri, alta 5 metri e larga 3, la fortificazione si estendeva da Wallsend-on-Tyne, sul mare del Nord vicino a Newcastle, a Bowness on Solway, sul mare d’Irlanda, dividendo di fatto l’isola in due parti. Trasformatosi nei secoli da imponente muraglia difensiva ad attrazione turistica - la principale dell’Inghilterra settentrionale - il Roman Wall (muraglia romana) ha resistito fino ai giorni nostri: una buona parte del vallo, in particolare quella centrale, è infatti ancora oggi visibile e per un lungo tratto il muro, che dal 1987 è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, può essere costeggiato a piedi.
“Trentuno fa, - ha detto - il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino, che per tanto tempo ha tagliato in due la città ed è stato simbolo della divisione ideologica dell’Europa e del mondo intero”.
Come è noto, “La caduta avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita”.
“Tra questi, - ha sottolineato il Pontefice - un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II”.
Il Vescovo di Roma ha quindi invitato a pregare perché, “con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione”.
Il Papa ha sostenuto che “Dove c’è un muro, c’è chiusura dei cuori”, e per questo motivo “Servono ponti e non muri!”.
Da La famiglia cristiana
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