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HENRI BERGSON - Materia e memoria - Tempo

La memoria è un potente strumento che l’essere umano ha a sua disposizione, ed è utile per riuscire a vivere nel modo più pratico e avveduto. Ma i ricordi, che nascono dal tempo, rischiano di venir scordati quando sono dati per scontati.

Quando gli psicologi parlano del ricordo come di una piega contratta, come di un’impressione che, ripetendosi, si incide sempre più profondamente, dimenticano che la stragrande maggioranza dei nostri ricordi riguarda gli avvenimenti e i particolari della nostra vita, la cui essenza è quella di avere una data e di conseguenza di non riprodursi mai. I ricordi che si acquistano volontariamente, per ripetizione, sono rari, eccezionali. Al contrario, la registrazione, grazie alla memoria, di fatti e immagini uniche nel loro genere, si perpetua in tutti i momenti della durata. Ma siccome i ricordi imparati sono i più utili, li si nota maggiormente. E siccome l’acquisizione di questi ricordi per la ripetizione dello stesso sforzo assomiglia al processo già conosciuto dell’abitudine, si preferisce spingere in primo piano questo tipo di ricordo, ergerlo a ricordo modello, e vedere nel ricordo spontaneo soltanto questo stesso fenomeno allo stato nascente, l’inizio di una lezione imparata a memoria. Ma come non riconoscere che è radicale la differenza tra ciò che deve costituirsi per la ripetizione e ciò che, per essenza, non può ripetersi? Il ricordo spontaneo è immediatamente perfetto; il tempo non potrà aggiungere nulla alla sua immagine senza snaturarla; esso conserverà, per la memoria; il suo posto e la sua data. Al contrario, il ricordo imparato uscirà dal tempo via via che la lezione sarà meglio saputa; diventerà sempre più impersonale, sempre più estraneo alla nostra vita passata.

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