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HARPER LEE - Il buio oltre la siepe - Cambiamento III

Questo romanzo, premio Pulitzer nel 1960 per la narrativa, è una denuncia contro il razzismo raccontato attraverso le parole di una bambina. Suo padre, avvocato stimato in città, viene nominato difensore di un uomo di colore accusato di violenza nei confronti di una giovane donna. A seguito di questo fatto la cittadinanza cambierà atteggiamento nei suoi confronti, criticando aspramente la sua posizione.

I giorni di scuola che seguirono, non furono più propizi del primo. In realtà, furono un'interminabile esercitazione che lentamente sfociò in un Ciclo, nel quale chilometri e chilometri di cartoncino e pastelli vennero elargiti dallo Stato dell'Alabama nel lodevole ma vano tentativo d'insegnarmi la Dinamica di Gruppo. Via via che mi addentravo a passo di lumaca nel tran-tran del sistema scolastico della contea di Maycomb, non potevo fare a meno di provare l'impressione di venir defraudata di qualcosa.

Non potevo credere che dodici anni di noia continua fosse esattamente quanto lo Stato teneva in serbo per me. Liberata ogni giorno dalla scuola mezz'ora prima di Jem, passavo davanti a casa Radley correndo a gambe levate, e mi fermavo solo quando arrivavo sana e salva nel nostro portico.

Un pomeriggio, mentre passavo a tutta velocità, qualcosa attirò la mia attenzione. Trassi un respiro profondo, mi guardai in giro, a lungo, e tornai sui miei passi. Ai confini della proprietà dei Radley s'ergevano due querce sempreverdi; le radici si spingevano fino alla stradina secondaria rendendola gibbosa. Dal cavo di un nodo nel tronco di uno degli alberi, proprio all'altezza dei miei occhi, sporgeva un pezzo di stagnola, che mi ammiccava al sole. Mi fermai lì, sulla punta dei piedi, allungai la mano verso il buco, e ne tirai fuori due pezzi di gomma americana, privi dell'involucro esterno. Corsi a casa ed esaminai il mio bottino. La gomma pareva intatta. L'annusai e aveva l'odore giusto. La leccai e attesi un po'. Siccome non ero morta, me la ficcai in bocca tutta quanta: era chewing gum alla doppia menta.

Quando Jem tornò a casa, volle sapere dove avessi pescato quel malloppo così grosso. Gli risposi che l'avevo trovato. - Non mangiare le cose che trovi in giro, Scout. - Non era mica per terra; era in quell'albero laggiù. - Sputala immediatamente! - La sputai. Del resto, il sapore era quasi svanito. - L'ho masticata tutto il pomeriggio e non sono ancora morta, e nemmeno ammalata. - Jem pestò un piede. - Non lo sai che quegli alberi laggiù non devi nemmeno toccarli? Se lo fai, muori! Vatti a fare dei gargarismi... immediatamente, capito? Se non obbedisci, vado a dirlo subito a Calpurnia! - Preferii eseguire l'ordine di Jem, piuttosto che rischiare uno scontro con Cal. Per qualche strana ragione, il mio primo anno di scuola aveva apportato un grande cambiamento nei nostri rapporti: la tirannia di Calpurnia s'era ridotta a dei sommessi rimbrotti. Da parte mia, facevo notevoli sforzi, qualche volta, per non provocarla.

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