La società in cui viviamo definisce gli strumenti che ci portano a categorizzare ed etichettare le persone, attribuendo agli individui determinate caratteristiche identitarie. Tale dinamica è stata oggetto d’analisi di Erving Goffman.
I greci, i quali sembra fossero molto versati nell'uso di mezzi di comunicazione visiva, dettero origine alla parola "stigma" per indicare quei segni fisici che caratterizzano quel tanto di insolito e criticabile della condizione morale di chi li ha. Questi segni venivano incisi col coltello o impressi a fuoco nel corpo e rendevano chiaro a tutti che chi li portava era uno schiavo, un criminale, un traditore, o comunque una persona segnata, un paria che doveva essere evitato specialmente nei luoghi pubblici. Più tardi, dopo il sorgere del Cristianesimo, a questo termine vennero ad aggiungersi due livelli metaforici. Il primo si riferisce ai segni corporei della Grazia, che prendevano la forma di sfoghi della pelle, e il secondo ai segni corporei del disordine fisico. Era quest'ultimo un'allusione medica alla allusione religiosa. Oggi il termine è largamente usato in quello che potremmo chiamare il suo originario senso letterale, ma si applica più alla minorazione che alle prove fisiche di essa. Inoltre ci sono stati dei cambiamenti nel tipo di minorazione che suscita ribrezzo e preoccupazione. Comunque, gli studiosi non hanno fatto grandi sforzi per descrivere le premesse strutturali dello stigma, né per dare una definizione del concetto stesso. Perciò sembra necessario che, all'inizio di questo nostro lavoro, si cerchi di tratteggiarne le definizioni e le premesse generali.
- ERVING GOFFMAN - STIGMA. L'identità negata - Identità V Scarica
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