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ERACLITO di EFESO - Frammenti “Sulla Natura” (520–460circa a.C.) - Cambiamento III

“Panta Rei”, “Tutto scorre”. Tale formula riassume il pensiero di Eraclito che pensava il cosmo come in continuo divenire in cui tutto muta incessantemente e nulla è statico. Il principio stesso del cosmo è il divenire, il continuo mutamento.

Il divenire costituisce il principio sul quale poggia il mondo, è l'arché. Tutto il cosmo è in continuo mutamento, niente permane nella stessa forma. Lo stesso vivere è un continuo mutare da una condizione all'altra. “Pànta Rei ”, “Tutto scorre” incessantemente, ed è questo continuo mutare che costituisce il senso stesso del cosmo, il suo principio fondamentale, il suo significato ultimo. Per dirla come Eraclito "non ci si bagna mai nello stesso fiume e non si può toccare due volte una sostanza sensibile nello stesso stato". Ciò che vi è di identico e non muta, nel mutare di tutte le cose, è lo stesso mutamento. Anche la nostra esperienza quindi è non solo mutevole ma anche contraddittoria, e lo è il nostro linguaggio che ne riflette il carattere duplice e ambiguo, come nell’ esempio della Strada: la parola “Strada” è la stessa sia per l’uomo che sale che per l’uomo che scende, così che entrambi avranno ragione incontrandosi per quella via nel dire, l’uno che la strada è in salita, e l’altro che la strada è in discesa. Eraclito divide gli uomini in svegli e dormienti: i primi sono i sapienti, i filosofi, i secondi la gente comune che ignora la conoscenza. Per Eraclito non è sapiente colui che sa un gran numero di cose, bensì colui che sa cogliere meglio di altri la natura delle relazioni che si instaurano tra le cose.

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