Materiale fornito dalla scuola.
13 agosto 1961. Il Berlin Mauer (muro di Berlino), costruito dal governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, filosovietica), all’inizio era solo una linea bianca e tuttavia un confine reale, che divideva case, palazzi, strade. La linea si trasformò presto in un muro di cemento alto 3,6 metri, costantemente perfezionato e rinforzato: un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, bunker, torri di guardia. Mentre gli abitanti della Germania Ovest potevano andare a Est, i cittadini di Berlino Ovest non potevano spostarsi a Est del muro e naturalmente da Est non si poteva andare a Ovest. Migliaia di persone si trovarono improvvisamente separate. Oggi il muro è il simbolo della «cortina di ferro», della Guerra fredda, del conflitto – anche ideologico – tra Unione Sovietica e democrazie occidentali. Ma il muro che per noi è un simbolo, è stato un confine tangibile, che costò la vita alla maggior parte di coloro che provarono a sfuggirgli, coi cecchini che uccidevano i fuggitivi a vista. Il muro spezzò legami familiari, di amicizia, d’amore per ventotto anni. Chiunque la notte del 12 agosto si è addormentato da una parte o dall’altra del confine, è rimasto bloccato su quel lato per decenni. Che ne è stato di Dorothea e Christoph?
Mio caro Christoph, mio povero Christoph. Voglio essere breve per non addolorarti troppo. Ritorno ora dall’ufficio competente e sono molto avvilita. Mi è stato spiegato che si rilasciano autorizzazioni esclusivamente a parenti di primo grado. Anche a Natale, nessun lasciapassare, e tantomeno per i fidanzati. Ciò che abbiamo da discutere, possiamo comunicarcelo tranquillamente per iscritto. Ecco quanto mi ha detto la signora con cui ho appena parlato. [...] E nessuno può sapere quando ci sarà un trattato di pace. [...] Caro Christoph, so bene che in questo momento sei molto triste, ti abbraccio forte, ti bacio, ti accarezzo, appoggio la mia bocca sui tuoi occhi. Non essere triste, io tengo duro e sono convinta che il nostro amore sarà più forte di ciò che attualmente ci separa. Per sempre tua, Dorothea.
da una lettera di Dorothea a Christoph, corrispondenza conservata al Tränenpalast Museum, Berlino.
Il 9 novembre 1989, quando il muro cade – con la stessa rapidità con cui era stato costruito – crolla con esso anche il sistema. È la fine di un confine, di un’idea, di una società. Di quel muro che per tanti anni ha raccontato la frattura di un popolo, la segregazione, la violenza, sopravvivono ancora oggi alcune parti. La più estesa si trova sulla Mühlenstrasse, lungo la riva del fiume Sprea: è l’East Side Gallery, memoriale e inno alla pace, alla libertà e alla libera espressione. Durante gli anni della divisione, sul lato occidentale del muro erano stati già disegnati molti murales, mentre il grigiore imperava sulla parte Est, poiché nessuno degli abitanti di Berlino Est poteva neppure avvicinarsi al confine. Entusiasmati dalla caduta del muro, artisti da ogni parte del mondo accorsero a Berlino nel 1990, con l’idea di dare vita all’«east side», rappresentando la Berlino di un tempo e quella del futuro. È considerata oggi la più lunga galleria d’arte all’aperto del mondo, consistendo di circa 106 murales che celebrano la libertà e lo spirito di riconciliazione. Questa grande opera è una durevole e preziosa testimonianza del desiderio di libertà, della gioia dopo il crollo, della riunificazione della città, della bellezza della pace.
Dopo aver visto ciò che stava succedendo in TV decisi di andare nei pressi del muro e mi unii a un gruppo di persone che stavano aiutando ad abbatterlo. Era molto emozionante, volevamo vedere la vita, e volevamo essere uniti di nuovo.
Fu sensazionale.
dalla testimonianza di Wilfried Hepperle, un berlinese che ha vissuto sia la costruzione del muro che la sua caduta.
- EDUCAZIONE CIVICA - Un muro «dentro» - Wall II Scarica
-
il [[post.post_date]] alle [[post.post_time]]
-
il [[subpost.post_date]] alle [[subpost.post_time]]
-