Capitalisti e proletari, forza lavoro e proprietà dei mezzi di produzione, questi i concetti chiave del pensiero descritto nell’opera chiave del pensiero marxista. In questo passaggio il filosofo evidenzia la trasformazione avvenuta nel modo di produzione, contrapponendosi all'economia politica di stampo liberista all'epoca dominante.
Il lettore ricorda che la produzione di plusvalore, ossia la estrazione ili pluslavoro, costituisce il contenuto e fine specifico della produzione capitalistica, astrazion fatta da qualsiasi trasformazione del modo di produzione stesso, derivante eventualmente dalla subordinazione del lavoro al capitale; ricorda anche che, dal punto di vista finora svolto, soltanto l’operato indipendente, quindi legalmente maggiorenne, con tratta, come venditore di merce, con il capitalista. Dunque, il fatto che nel nostro schizzo storico le parti principali siano rappresentate, da un lato, dalla industria moderna e, dall'altro dal lavoro di persone minorenni fisicamente e giuridicamente, significa che la prima vale per noi come sfera particolare e il secondo come esempio particolarmente impressionante dell'estorsione di lavoro fino all’ultimo sangue. Dal semplice nesso dei dati di fatto storici risulta quanto segue, pur senza anticipazione degli svolgimenti ulteriori.
In primo luogo: l'impulso del capitale verso il prolungamento, senza misura e senza scrupolo, della giornata lavorativa, viene soddisfatto anzitutto in quelle industrie che prime furono rivoluzionate dall'acqua, dal vapore, dalle macchine, e che furono le prime creazioni del modo di produzione moderno: nelle filande e nelle tessitorie di cotone, lana, lino, e seta. Il modo materiale di produzione cambiato e i rapporti sociali fra produttori, cambiati in corrispondenza di quello, creano dapprima eccessi mostruosi, provocando poi, in antitesi agli eccessi, il controllo sociale che delimita per legge la giornata lavorativa con le sue pause, la regola e la rende uniforme. Quindi, durante la prima metà del secolo XIX, questo controllo si presenta soltanto come legislazione eccezionale. Appena il controllo ebbe conquistato il regno originario del nuovo modo di produzione, si trovò che, nel frattempo, non solo molte altre branche della produzione erano nel regime di fabbrica vero e proprio, ma anche manifatture condotte in m odo più o meno invecchiato, come le ceramiche, le vetrerie ecc., mestieri antiquati, artigiani, come quello del fornaio, ed infine anche addirittura il cosiddetto lavoro a domicilio, disseminato qua e là, come la fabbricazione dei chiodi ecc., si erano dati da lungo tempo allo sfruttamento capitalistico, nello stesso modo che la fabbrica. Quindi la legislazione fu costretta a spogliarsi a poco a poco del suo carattere eccezionale; oppure, nei paesi dove essa procede sul modello della casistica romana, come in Inghilterra, dovette dichiarare di proprio arbitrio che ogni edificio dove si lavori è una fabbrica (factory).
In secondo luogo: la storia della regolazione della giornata lavorativa in alcuni modi di produzione, la lotta che ancora dura per tale regolazione, in altri modi, dimostrano tangibilmente che il lavoratore isolato, il lavoratore come « libero » venditore della propria forza lavoro, soccombe senza resistenza quando la produzione capitalistica ha raggiunto un certo grado di maturità. La creazione della giornata lavorativa normale è dunque il prodotto di una guerra civile, lenta e più o meno velata, fra la classe dei capitalisti e la classe degli operai.
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