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EUGEN FINK - Oasi della gioia. Idee per una ontologia del gioco - Gioco III

Nel saggio Oasi della gioia. Idee per una ontologia del gioco (1957), Eugen Fink si assume il compito di una interpretazione del gioco in chiave ontologica. Ciò significa che per Fink il gioco non è un fenomeno che si pone accanto agli altri fenomeni della vita ma è qualcosa che sta di fronte ad essi, in qualche modo li rappresenta. Il gioco dunque rappresenta simbolicamente le molteplici forme dell'esistere, come dice Fink nel suo testo: “Il gioco è un fenomeno fondamentale dell'esserci, altrettanto originario e indipendente come la morte, l'amore, il lavoro e il dominio, ma non è coordinato con gli altri fenomeni fondamentali da un comune tendere allo scopo finale. Sta per così dire di fronte ad essi, per comprenderli in sé rappresentandoli. Noi giochiamo il serio, giochiamo l'autentico, giochiamo la realtà, il lavoro e la lotta, giochiamo l'amore e la morte. E giochiamo perfino il gioco”.

La eminente essenzialità del gioco, che il senso comune non riconosce, poiché ritiene che il gioco sia mancanza di serietà, inautenticità, irrealtà e ozio, la grande filosofia l'ha sempre riconosciuta. Così Hegel, ad esempio, dice che il gioco nella sua indifferenza e nella sua suprema leggerezza è la serietà più elevata e quella unicamente vera. E Nietzsche, in Ecce Homo, formula: “Non conosco altra maniera di trattare i grandi compiti che non sia il gioco”.

[…] Quale strano piacere è mai quello che è in sé tanto vivo e confonde tanto gli opposti da poter comprendere l'orrore e l'amaro cordoglio, dando al tempo stesso sopravvento alla gioia, sicché noi sorridiamo commossi, con le lacrime agli occhi, della commedia e della tragedia della nostra esistenza che il gioco rappresenta?

[…] Il gioco può racchiudere in sé il luminoso momento apollineo del libero essere se stessi, ma anche l'oscuro momento dionisiaco del panico abbandono di sé.

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